Copista, tra gli scrivani che operarono alla corte di Francesco Sforza, duca di Milano, emerge Paganus Raudensis (Pagano da Rho). Copista particolarmente attivo e probabilmente apprezzato, Pagano non disdegna di firmare e datare i suoi lavori dando segno di una autoconsiderazione professionale non comune per quei tempi. Grazie a questo "marchio", è oggi possibile riscoprire alcune tracce della sua esistenza e della sua attività altrimenti dimenticate fra i banchi e le pergamene di austere biblioteche, dove hanno operato decine di anonimi colleghi.
Pagano svolge la sua attività per la corte milanese fra il 1440 e il 1468. I suoi lavori trattano di testi di autori classici e di opere encomiastiche scritte in gran parte da Francesco Filelfo, poeta di chiara fama e traduttore.
Alla fine degli anni Sessanta, forse in conseguenza della morte di Francesco Sforza, Pagano si trasferisce come bibliotecario al servizio di un certo Pietro Latti, conte di Montorio, località della Sabina.
A Pagano sono attribuiti 22 manoscritti conservati presso biblioteche di Milano, Firenze, Città del Vaticano, Bruxelles, Leida, Parigi, Londra, Valencia e Chicago. Il più noto di questi manoscritti è il
De pratica seu arte tripudii, prezioso trattato di danza conservato presso la Bibliothèque Nationale di Parigi.