Il cordoglio del sindaco Pietro Romano per la morte di Renata Favini, ultima partigiana rhodense.

Rho, 5 luglio 2019

Il sindaco di Rho Pietro Romano esprime il suo cordoglio in occasione della morte dell’ultima partigiana rhodense, Renata Favini, 96 anni, nome di battaglia “Diana”, responsabile della Resistenza femminile di Rho:

“L’ultima testimone di una delle pagine più drammatiche della nostra città ci ha lasciato. A nome dell’Amministrazione comunale esprimo le più sentite condoglianze alla famiglia, ma anche tutti noi siamo rimasti orfani di una donna, che ci ha aiutato a rinascere in una società più libera e democratica. L’audacia, la determinazione e la grande voglia di libertà sono stati gli elementi, che l’hanno portata a coordinare le staffette rhodensi. Solo i giovanissimi, come lei allora, sanno affrontare il pericolo con disinvoltura, aiutati da profondi principi e grandi ideali. La ringrazio a nome di tutta la città per il suo coraggio e il suo andare in bicicletta, portando messaggi e supporto ai partigiani. Proprio quest’anno avevamo dedicato un’attenzione speciale alle partigiane e patriote rhodensi con  la mostra “Le donne nella Resistenza” organizzata dall’ANPI Rho e la scopertura della targa a loro dedicata posizionata nel Sacrarium dei Partigiani nel cimitero a perenne ricordo.”

Queste le parole dell’ANPI di Rho sull’attività da partigiana di Renata Favini.“Aveva vent’anni quando, nel 1943, Diana fu contattata a Milano - dove lavorava - da Agostino Casati (il futuro Sindaco della Liberazione), che la avviò alla lotta partigiana.  Era a capo del gruppo che collegava le staffette rhodensi Mariuccia Crippa, Rosina Boniforti e le sorelle Seregni ai partigiani. Nel 1944 Agostino Casati la mise in contatto con Ferdinando Gadda, responsabile del Comitato di Liberazione Nazionale locale per il PCI. Diana ogni quindici giorni si recava in bicicletta a Legnano dove incontrava un ufficiale di collegamento partigiano al quale consegnava indumenti, sale, zucchero, foglie di tabacco e una relazione su ciò che era accaduto a Rho e nella zona. Per la sua affidabilità e le sue capacità politiche e organizzative venne inserita nel Comitato di Liberazione Nazionale di Rho, nell’ambito del quale partecipò alla definizione del piano insurrezionale.”