Descrizione
L’Amministrazione comunale di Rho, insieme con le autorità sanitarie locali, ha celebrato questo pomeriggio al Memoriale Grande Parentesi, inaugurato il 26 giugno 2021 e realizzato dall’artista Grazia Varisco, la Giornata nazionale in memoria delle vittime del Coronavirus che cade ogni anno il 18 marzo. Erano presenti il Sindaco Andrea Orlandi, il Vicesindaco Maria Rita Vergani e l’assessore Nicola Violante, l’onorevole Vinicio Peluffo, le forze dell’ordine, protezione civile, Rho Soccorso, i vigili del fuoco, tante associazioni d’arma, alcuni cittadini.
La città è passata così dall’entusiasmo e dalla festosa accoglienza dei campioni di ciclismo, protagonisti della Milano-Torino 2026, a un momento che evoca dolore, sofferenza, silenzio. La terribile pandemia che ha preso il via nel 2020 e ha causato numerosi decessi anche sul nostro territorio non si può dimenticare: ha lasciato il segno e ci chiede di continuare a riflettere su quanto è avvenuto.
Nella cerimonia, presentata da Angela Grassi, si è ricordato come i medici di base, gli operatori sanitari attivi negli Ospedali e nelle strutture pubbliche e private, abbiano dato il massimo. E in città tanti si siano dati da fare per venire incontro a chi era più solo, più bisognoso di aiuto.
A fare memoria di quel passato, con lo sguardo sempre rivolto al futuro, ha contribuito la classe 3C della scuola Tommaso Grossi impegnata in un giro delle pietre di inciampo con la professoressa Cinzia Filippone e con Carmen Meloni, vicepresidente di ANED Milano: i ragazzi hanno voluto fermarsi ai Giardini Giovanni Pesce e ascoltare gli interventi che hanno fatto seguito alla posa della corona, al suono del Silenzio (grazie alla tromba di Marco Seveso del Corpo Musicale Santa Cecilia di Passirana) e all’Inno nazionale.
La città è passata così dall’entusiasmo e dalla festosa accoglienza dei campioni di ciclismo, protagonisti della Milano-Torino 2026, a un momento che evoca dolore, sofferenza, silenzio. La terribile pandemia che ha preso il via nel 2020 e ha causato numerosi decessi anche sul nostro territorio non si può dimenticare: ha lasciato il segno e ci chiede di continuare a riflettere su quanto è avvenuto.
Nella cerimonia, presentata da Angela Grassi, si è ricordato come i medici di base, gli operatori sanitari attivi negli Ospedali e nelle strutture pubbliche e private, abbiano dato il massimo. E in città tanti si siano dati da fare per venire incontro a chi era più solo, più bisognoso di aiuto.
A fare memoria di quel passato, con lo sguardo sempre rivolto al futuro, ha contribuito la classe 3C della scuola Tommaso Grossi impegnata in un giro delle pietre di inciampo con la professoressa Cinzia Filippone e con Carmen Meloni, vicepresidente di ANED Milano: i ragazzi hanno voluto fermarsi ai Giardini Giovanni Pesce e ascoltare gli interventi che hanno fatto seguito alla posa della corona, al suono del Silenzio (grazie alla tromba di Marco Seveso del Corpo Musicale Santa Cecilia di Passirana) e all’Inno nazionale.
Il dottor Fulvio Caselli, coordinatore dei Medici di medicina generale di Rho, ha citato le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha evocato oggi, con l’immagine dei camion carichi di bare, “lo smarrimento che ha lasciato spazio a una reazione tenace fatta di coraggiose scelte collettive e di comportamenti individuali, che ha consentito di affrontare una sfida senza precedenti nella storia recente dell’umanità”. Il Presidente esorta a “non dimenticare la lezione di quanto avvenuto”: “Tanti hanno costituito un caposaldo su cui abbiamo potuto contare, a tutti loro va la nostra gratitudine. E’ un patrimonio prezioso per le sfide che il Paese si trova ad affrontare e da non disperdere”.
Il dottor Fulvio Caselli, che ha perso entrambi i genitori durante la pandemia, ha aggiunto: “Esiste un meccanismo di rimozione che serve ad andare avanti, ma non deve travalicare determinati limiti, come non deve farlo chi ha il potere di fare in modo che queste cose non provochino quanto ha generato la pandemia, che ci ha colti impreparati, ha messo a nudo molte criticità e avrebbe dovuto insegnarci a valorizzare il sistema sanitario. Oggi siamo in difficoltà ad andare avanti: tutto quello che si poteva fare per ora non si è fatto. La mia categoria vive una situazione francamente difficile, la mia preghiera va a chi può intervenire a livello nazionale o locale, perché bisogna essere pronti a far sì che non succeda ancora quel che è successo nel modo in cui è successo. Abbraccio tutte le persone che sono qui, vivere la memoria è comunque un segnale positivo e va coltivato”.
Il dottor Fulvio Caselli, che ha perso entrambi i genitori durante la pandemia, ha aggiunto: “Esiste un meccanismo di rimozione che serve ad andare avanti, ma non deve travalicare determinati limiti, come non deve farlo chi ha il potere di fare in modo che queste cose non provochino quanto ha generato la pandemia, che ci ha colti impreparati, ha messo a nudo molte criticità e avrebbe dovuto insegnarci a valorizzare il sistema sanitario. Oggi siamo in difficoltà ad andare avanti: tutto quello che si poteva fare per ora non si è fatto. La mia categoria vive una situazione francamente difficile, la mia preghiera va a chi può intervenire a livello nazionale o locale, perché bisogna essere pronti a far sì che non succeda ancora quel che è successo nel modo in cui è successo. Abbraccio tutte le persone che sono qui, vivere la memoria è comunque un segnale positivo e va coltivato”.
La dottoressa Barbara Omazzi, negli anni del Covid Direttore Responsabile UOC Pronto Soccorso, ha evocato con commozione momenti difficili “che non si possono dimenticare”: “Mi rivolgo ai giovani, non dimenticate mai quello che è successo, mai! Perché siete stati protagonisti e vittime anche se non vi siete ammalati. Un Paese senza memoria non va da nessuna parte. Voi che siete il futuro del Paese ricordatevi sempre cosa è stato il Covid. Io me lo ricorderò per forza, ma voi ricordatelo ai vostri figli, a chi conoscete”.
Emiliano Gaffuri, direttore Socio sanitario di ASST Rhodense, nel 2020 dirigeva una realtà comunale a Casalpusterlengo che gestisce Rsa, centro diurno, farmacie, assistenza domiciliare: “Il Sindaco mi chiamò per informarmi di Codogno. Eravamo nel pieno della zona rossa: posti di blocco per andare a lavorare, defezioni per malattia, perdite importanti tra personale e ospiti della Rsa. Mi hanno aiutato Esercito e Marina, con i loro medici, per gestire oltre cento ospiti che avevano bisogno di cure. Ci stava attraversando uno tsunami, ma tante persone si sono date da fare. Da questa memoria dobbiamo trovare energia e forza per andare avanti e trovare nuove soluzioni sul territorio per essere preparati a gestire analoghe situazioni. Abbiamo una occasione importante per rafforzare la nostra sanità territoriale, con le Case di comunità che quest’anno saranno attive ed erogheranno servizi ai cittadini. Sfruttiamola nella consapevolezza di quello che è stato e con il coraggio che ci ha contraddistinto nella fase del Covid”.
Il prevosto di Rho Monsignor Norberto Donghi, quando scoppiò la pandemia era parroco a Treviglio, in terra bergamasca. “Al cimitero si facevano undici funerali al giorno e c’era chi attendeva i giorni successivi – ha ricordato – Noi preti e le onoranze funebri gestivamo questo momento, riprendendo in diretta il breve rito per i parenti che non potevano presenziare. Mi sono ammalato due volte, per fortuna in maniera lieve, ma ancora mi viene in mente l’Angelo della Morte biblico che passava per le vie dell’Egitto e sterminava il suo popolo. Dal silenzio ai rumori delle ambulanze, dal clima generale, pareva ci fosse una presenza inquietante che ci circondava. Tanti hanno vissuto la tragedia della perdita. Questo monumento è una porta: quella del Covid è stata una porta strettissima che non portava alla vita ma forse un insegnamento ce lo ha lasciato, ci siamo scoperti vulnerabili, fragili, deboli, nonostante la sbornia di orgoglio e padronanza della vita che a volte sembra possederci. Nella preghiera chiedo riposo e pace per chi ci ha lasciato, ma anche di conservarci (oltre alla memoria) questo senso buono di impotenza che ci fa sentire bisognosi di solidarietà, di essere una cosa sola con gli altri”.
A chiudere il Sindaco Andrea Orlandi: “Quando si posa questa corona, l’intensità è diversa. Ci ricorda qualcosa che abbiamo vissuto, non che appartiene al passato. Ci induce a riflettere a ricordare quel tempo vicinissimo che pure appare lontano. C’erano grandi fatiche ma anche una magia di comunità collettiva in tutto il Paese, in cui ciascuno si sentiva chiamato a fare qualcosa. Oggi ci sembra tutto smarrito, ascoltando i telegiornali o scrollando i social. Dobbiamo essere consapevoli che anche i grandi avvenimenti della storia, che un giorno si studieranno, possono influire sulla nostra vita e non riguardano solo gli altri, così come accade con la guerra. Dobbiamo sempre recuperare quei valori che la nostra comunità ha saputo esprimere in quel periodo, con un moto collettivo di aiuto agli altri. Dobbiamo tramutarlo in forza per assumere decisioni in quel che a ciascuno compete secondo il proprio ruolo e anche un semplice cittadino ha sempre un ruolo di responsabilità nella conduzione della casa comune. Di fronte a questo monumento che ricorda chi non ce l’ha fatta, dobbiamo far sì che quel tempo non sia relegato ai libri di storia ma diventi qualcosa da cui trarre spunto nella quotidianità. Qualcosa di simile, anche non sanitario, ci potrà riguardare e dovremo mettere in campo i valori che ci uniscono e tradurli in azioni concrete. Il dottor Caselli ha parlato di abbraccio: questa Grande Parentesi sia un abbraccio che diamo a chi non c’è più e che ci diamo tra di noi nella conduzione della casa comune”.
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Letzte Änderung: 18.03.2026 18:10:51