E la luce fu mostra del pittore Togo

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25 gennaio 2020 ore 17.30
Dal 25 gennaio al 15 febbraio 2020
 
Sabato 25 gennaio, alle ore 17:30, presso Villa Burba di Rho (C.so Europa, 291), nel suggestivo contesto della Sala delle Colonne e dell’adiacente Sala Filatoio, verrà inaugurata la mostra “E la luce fu”, del noto artista Enzo Togo. 
Organizzata con la collaborazione del Comune di Rho,patrocinata dalla “ Società per le belle   Arti   ed   esposizione   della   Permanente ”   di   Milano,   sponsorizzata   da   Giudici  Boutique,   Cantine   Beladea,   Stefano   Monferini   di   Serbelloni   S.r.l.  e da Klaus Schnappenberger, vede la curatela di Cristina  Palmieri. La retrospettiva vuole ripercorrere l’intero iter di ricerca di Togo, presentando una cinquantina di opere, a partire da alcune degli anni Sessanta, sino ad arrivare alla produzione più recente.
L’intento è quello di far conoscere al pubblico l’intensa e ricca carriera di uno dei maestri più importanti della generazione degli anni Trenta, di cui si sono interessati -  e per il quale hanno scritto - i maggiori critici italiani, quali Raffaele de Grada, Flaminio Gualdoni,  Sebastiano Grasso, Luciano Caramel, Elena Pontiggia, per menzionarne solo alcuni.
 
 
Orari: martedì / giovedì / venerdì / sabato ore 15.30 - 18.30
domenica ore 10.30 - 12.30 / 15.30 - 18.30
 
Enzo Togo, che ha esposto negli anni in numerose gallerie private ed in prestigiose sedi pubbliche ed istituzionali,  si accosta all’arte precocemente. Già da ragazzo - come testimoniano alcune opere esposte in questa antologica, tra cui un ritratto dedicato al padre - si avvicina alla pittura con un sentimento realistico, tradotto attraverso un disegno flessibile ed agile, con quell’espressionismo tipico di molti artisti del sud, nel tentativo di rivelare un’atmosfera più intima che reale.
Come spiega Cristina Palmieri, risulta evidente - nel confronto fra le tele appartenenti agli anni Settanta ed Ottanta e quelle che, invece, a partire dall’ultimo decennio del secolo scorso, raccontano ormai l’approdo a quel caratteristico linguaggio a cui Togo non ha più abdicato - un mutamento di atmosfera conferito attraverso un diverso sentimento del colore. C’è, per così dire, un differente “vissuto delle cose”. Esiste però un preciso trait d’union fra i vari periodi attraversati dall’artista, che è il suo tipico segno, o tratto. Un segno istintivo, spedito, immediato, a momenti quasi nervoso, capace di tratteggiare le figure che emergono sugli sfondi, di sezionare e sottolineare i diversi piani dell’opera, perché innegabile, da sempre, è un’impalcatura del disegno che ricorda in parte la scomposizione cubista. La realtà – puntuale punto di riferimento e partenza anche nelle opere più tipicamente astratteggianti –  è scomposta, rivisitata e ricreata ex novo – certamente non ex nihilo – quasi fosse un paesaggio mentale ed emozionale prima che visto ed osservato. 
Un paesaggio che nel tempo diviene sempre più un tripudio di colori gioiosi, intensi, vivi. 
Nei   dipinti   di   Togo,   sebbene   ormai   lontani   da   un   racconto   puntuale   delle   cose, possiamo riconoscere le tipiche case dei pescatori, case basse di stile arabeggiante, così come riconosciamo palme, spiagge, barche, ma, soprattutto ed in primis, mare e sole. Ma, senza dubbio, a catturarci è l’evocazione emotiva di quanto raccontato, di una realtà contemplata ed introiettata, che si nutre di accensioni cromatiche. I suoi sono paesaggi dell’anima, trascrizione dello stupore di un uomo che non dimentica la magia di certi scorci della propria terra, della loro luce, del loro prodigio. Li rivela nelle più intime sfumature, quelle della veemenza dei gialli accesi di un meriggio, come negli arancioni e nei rossi caldi di un tramonto, piuttosto che negli azzurri distesi di un mare calmo o nei blu intensi e scuri di acque burrascose. Spesso Togo è stato avvicinato  al   linguaggio   espressionista,   alla   tavolozza   di   Gauguin   o   di   Nolde.   E’ altrettanto indubbia una certa matrice informale del suo modo di confrontarsi con la tela, della sua pittura così immediata, gestuale, che comporta uno “scontro” quasi fisico” con il supporto.
Certamente il suo stile pittorico appare vicino al sentire espressionista, proprio per la citata propensione a raccontare il vero attraverso il filtro della propria emozione, o forse, ancor meglio, investendolo del proprio sentire. Ma è forse più importante sottolineare come l’artista sia stato in grado -  in anni in cui l’arte è caduta nei facili tranelli del concettualismo o di certe espressioni che volutamente hanno negato, rinnegandola, la dignità della pittura -  di dar vita ad una dimensione espressiva che, pur facendo tesoro, sperimentandolo, di quanto lo ha precorso, è approdata ad un linguaggio assolutamente personale ed inassimilabile ad alcun precedente.

Orari: martedì / giovedì / venerdì / sabato ore 15.30 - 18.30
domenica ore 10.30 - 12.30 / 15.30 - 18.30

Villa Burba - delle Colonne e dell’adiacente Sala Filatoio -corso Europa
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