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Giorno del Ricordo: “Il dramma delle foibe non si può dimenticare”

Cerimonia al Monumento alle vittime. In serata spettacolo al Teatro Civico sulla vita di Abdon Panich
Data:

10 februarie 2026

Tempo di lettura:

4 min

Tipologia

Comunicati stampa

Descrizione

 i partecipanti alla cerimonia del Giorno del Ricordo
Rho, 10 febbraio 2026

Il 10 febbraio si celebra il "Giorno del Ricordo" in memoria delle Vittime delle foibe, dell’Esodo Istriano, Fiumano, Giuliano e Dalmata e delle vicende del confine orientale. Rappresenta un momento di riflessione e silenzio su una delle tragedie più cupe del Novecento.

Il "Giorno del Ricordo" è stato istituito con la legge 92 del 30 marzo 2004. La data prescelta è il giorno in cui, nel 1947, furono firmati i trattati di pace di Parigi, tra lo Stato italiano e le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, che mise formalmente fine alle ostilità e i cui contenuti erano stati definiti a seguito dei lavori della conferenza di pace, svoltasi a Parigi, nel 1946. I trattati assegnavano alla Jugoslavia l'Istria, il Quarnaro, la città di Zara con la sua provincia e la maggior parte della Venezia Giulia, in precedenza facenti parte dell'Italia.

Questa mattina si è svolta una cerimonia, sulla collina di via Federico Borromeo che accoglie la lapide in memoria delle vittime delle foibe e delle violenze legate a quel triste periodo della storia del secolo scorso. Erano presenti il Sindaco Andrea Orlandi, il presidente del Consiglio comunale Calogero Mancarella, l’assessore alla Legalità Nicola Violante, i consiglieri comunali Clelia La Palomenta, Uberto Re e Andrea Recalcati, oltre a rappresentanti delle forze dell’ordine, delle associazioni d’arma, di Carmen Meloni, vice presidente di ANED Milano.
Dopo la posa della corona, l’onore ai caduti grazie a un trombettista del Corpo Musicale Santa Cecilia di Passirana, quindi l’Inno nazionale.

Al termine di un inquadramento storico a cura di Angela Grassi, la lettura di alcune testimonianze da parte dei consiglieri comunali Clelia La Palomenta e Uberto Re: un articolo di Federica Vecchio, autrice della tesi ” L’esodo giuliano-dalmata e i campi profughi in Italia”, e un brano del testo di Roberto Menia “Dalle Foibe all’esodo”. I testi spaziano dai ricordi chi, dopo un primo passaggio a Trieste, approdò a centri di raccolta profughi in Sicilia (affrontando sofferenze, ma sperimentando anche solidarietà), a quelli del senatore che fu tra i promotori della legge sul Giorno del Ricordo e che racconta nei suoi libri la distruzione del terreno sociale di quelle aree e la vita nei campi recintati, teatro di grandi sofferenze.

Una delle terribili vicende affrontate dagli esuli verrà raccontata questa sera alle 21 al teatro Civico de Silva, grazie alla collaborazione del gruppo Bracco. E’ “La grande storia di Abdon Pamich - Dalle foibe alla medaglia d'oro olimpica”. Lo scrittore e attore Davide Giandrini racconterà la vita di Abdon, fuggito con il fratello Giovanni da Fiume a 12 anni. Quel ragazzino è diventato uno degli sportivi italiani nel mondo con il maggior numero di medaglie conquistate nella faticosa disciplina della marcia. E’ un campione olimpico e la sua vicenda, nei giorni dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina, testimonia come i valori dello sport possano fare la differenza.


Questo il Discorso del Sindaco Andrea Orlandi: “E’ un momento di riflessione, che ripetiamo ogni anno il 10 febbraio: lo scopo del Giorno del Ricordo è proprio questo, fermarsi a riflettere su vicende che hanno coinvolto centinaia di migliaia di italiani. Questo ci deve spingere a fare memoria, deve essere un ricordo che non sia per dividere ma per unirci. Perché la storia degli infoibati e degli esuli è una ferita nella storia del nostro Paese. Farlo oggi in concomitanza con i Giochi Olimpici, tramite la vita di Abdon Pamich, è un segno: possiamo rileggere gli avvenimenti solo se ci caliamo in quello che hanno vissuto quelle persone. L’umanità deve essere al centro quando si parla di grandi eventi storici. Pensiamo a chi ha subito maltrattamenti, anche fino alla morte, e a famiglie con anziani e bambini che sono state costrette ad allontanarsi dalle proprie case, ad abbandonare le loro vite, i loro ricordi e affetti. Stringe il cuore al solo pensiero. Queste fratture devono essere comprese nel profondo e ricomposte per rileggere quanto accaduto e fare in modo che non accada più qui da noi e anche nelle restanti parti del mondo. E sappiamo quanti esuli si contino oggi costretti da regimi e persecuzioni. In questi giorni, ai Giochi, mi colpiva come gli atleti e le delegazioni presenti non sentano una differenza: alla fine della competizione si scambiano un abbraccio, questo è riconoscersi, rispettarsi, sapere che ciascuno è importante per la propria cultura e non deve metterla da parte. E questo non è dicotomico di fronte ad altre culture. L’altro è un valore, anche se ha fatto di tutto per battermi in pista. Se potessimo replicare tutto questo tra i governanti delle Nazioni e tra quanti prendono decisioni per la vita di tutti, il nostro mondo sarebbe migliore. E la vicenda delle foibe e dell’esilio giuliano dalmata ce lo insegna. Dobbiamo riscoprire un pezzo di storia di cui si è parlato poco per anni ma su cui oggi abbiamo tutti gli elementi per fare chiarezza e tracciare la rotta verso il futuro”.

A cura di

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Ultimo aggiornamento pagina: 10.02.2026 16:51:06

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