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Un solo grido da rappresentanti di 14 Comuni: "PACE, PACE, PACE!"

Oltre 350 persone alla Fiaccolata organizzata a Rho. Il Sindaco Orlandi: “Diventiamo artigiani di pace!”. Forte richiamo contro l’impassibilità grazie a un contributo di Alessandro Bergonzoni
Data:

27 января 2026

Tempo di lettura:

8 min

Tipologia

Comunicati stampa

Descrizione

il discorso del Sindaco Orlandi davanti ai tanti partecipanti in piazza San Vittore a Rho al termine della fiaccolata
Rho, 26 gennaio 2026

“Pace, Pace, Pace!” è il grido che si è levato sabato 24 gennaio 2026 da piazza San Vittore di Rho, in primis dai bambini presenti e poi dalle oltre 350 persone che hanno partecipato alla Fiaccolata per la pace che ha coinvolto rappresentanti di 14 Comuni, associazioni, parrocchie e liberi cittadini.

Organizzata dal Comune di Rho con il Coordinamento Pace in Comune , il Consiglio Cittadino Migranti Rho e l’Associazione Multiculturale Oasi, la marcia ha visto partecipare rappresentanze delle scuole primarie Federici, delle secondarie di primo grado di via Tevere e via Terrazzano, degli Istituti superiori Rebora, Mattei e Majorana. C'erano l'assessore Alessandra Borghetti, il consigliere regionale Carlo Borghetti e i consiglieri comunali Stefano Bernasconi, Clelia La Palomenta, Angelo Rioli e Uberto Re, il prevosto monsignor Norberto Donghi. C’erano gli scout, molti esponenti cinesi della Chiesa di Dio Onnipotente (con cartelli contro le persecuzioni per motivi di fede religiosa), la Lega culturale islamica italo araba di Rho, famiglie con i bambini nei passeggini.

Il pomeriggio si è aperto all’Auditorium di via Meda con un convegno dal titolo ““Casa: sorgente di pace, vittima di guerra”, aperto dall’assessore alla Pace Paolo Bianchi e moderato da Ugo Terzaghi di Oasi. Per primo è intervenuto lo storico Carlo Antonio Barberini, ex docente e responsabile del Dipartimento di storia del Centro Filippo Buonarroti, ricordando che nel secolo scorso si sono contati 200 milioni di morti in centinaia di conflitti. “La guerra – ha precisato - non è prodotto delle popolazione ma delle classi dominanti. Il legame tra casa e guerra lo conoscono bene 160 milioni di civili che hanno visto distruggere le loro abitazioni. Oggi si contano 59 conflitti, ogni anno assistiamo a centinaia di migliaia di morti e a immense distruzioni. In un anno si sono “bruciati” 20mila miliardi di dollari: con l’1 per cento di quella somma si eliminerebbe la fame che affligge 700 milioni di persone, invece si costruiscono aerei e bombe per distruggere case. L’esempio più evidente è Gaza, il cui assetto oggi somiglia a Hiroshima dopo l’atomica. Intanto i titoli di borsa delle aziende che fabbricano armamenti, aerei e droni crescono sempre e adesso si pensa solo a come fare soldi con la ricostruzione delle aree bombardate. Per Gaza parliamo di 800 miliardi di dollari con rendering stile Emirati Arabi e resort da creare dopo avere cacciato chi oggi è costretto a vivere nelle tende sotto la pioggia e al freddo. Resta il tema dei 70 milioni di tonnellate di macerie da smaltire”. A fronte di questo quadro Barberini ha dichiarato: “Resto ottimista, perché l’umanità di fronte ai periodi decisivi della storia, ai vicoli ciechi, ha sempre trovato il modo per uscirne”. Infine, ha guardato alla presenza di migranti come “ chi offre oggi un contributo vitale all’economia italiana e deve essere posto nelle condizioni di realizzarsi”: “L’Europa presto avrà 5 milioni di lavoratori in meno. Chi pagherà le pensioni? Non siamo soli al mondo, abbiamo la Terra come posto meraviglioso da chiamare casa e una umanità in cui identificarci”.

Angelo Rossi
ha descritto il servizio Sottocoperta di Intrecci per chi una casa non ce l'ha: “Tanti pagano sulla propria pelle gli esiti delle guerre. Poi c’è la solitudine, l’assenza di una rete amicale o familiare che in situazioni difficili genera grandi guai. C’è chi vive in sistemazioni di fortuna o in macchina, chi dorme a Casa Itaca di giorno è in giro per la città. Alcuni scontano il fallimento di progetti di vita o anni di dipendenze da sostanze o gioco, oppure il post detenzione. La sofferenza è spesso subita e quasi mai scelta. La casa è il primo passo. Altrimenti si diventa cittadini senza cittadinanza, senza diritto alla salute, senza documenti. Si diventa invisibili. Servono politiche sociali concrete e che ciascuno faccia la propria parte. Avere una casa è strumento per generare un mondo più giusto e abitabile per tutti”.

Nadia Di Pancrazio
, funzionaria dei Servizi Sociali, ha illustrato il Sistema di accoglienza e integrazione SAI del Comune di Rho, attivo dal 2014. In via Gorizia si accolgono persone, per “riprogrammare la vita, con percorsi di autonomia”.

Danilo Tedesco,
di Sercop, ha ricordato come ci sia “ancora una Italia che accoglie”: “Con Sercop, Farsi prossimo e Intrecci, si ricostruiscono legami e quella casa strappata spesso dalle bombe. Si lavora su lingua, lavoro, integrazione”. Una esponente cinese della Chiesa di Dio Onnipotente ha sottolineato le difficoltà dei cristiani “perseguitati dal Partito comunista cinese, costretti a fuggire dalla propria terra e desiderosi di pace”.

Ugo Terzaghi
ha esortato a “non smettere di coltivare speranza e a non perdere lucidità per affrontare qualsiasi tipo di problemi”. Angela Kilat, alla guida del Consiglio Cittadino Migranti, ha aggiunto: “Come mediatrice culturale so quanto si faccia per aiutare le persone a trovare casa, anche con corsi per imparare l’italiano e per apprendere un lavoro. Chi arriva spesso non vede una luce e da noi arrivano a chiedere aiuto anche italiani. Non dobbiamo pensare che a noi non possa mai capitare: ucraini e russi erano fratelli, nessuno poteva credere che il fratello più grande potesse togliere case all'altro. Adesso anche la Groenlandia, dove si viveva sereni, affronta grandi timori. Se permettiamo ad altri di decidere per noi, allora è finita. Dobbiamo essere pronti e svegli e non lasciarci ingannare da chi vuole oltrepassare i limiti delle regole. Cerchiamo di non essere nemici, ma di accogliere chi ha bisogno”.

Alle 18, in piazza San Vittore, ad accogliere i partecipanti alla fiaccolata è stato l’assessore Paolo Bianchi: “Mai come oggi è importante testimoniare il nostro desiderio di pace nelle nostre città. Ci mettiamo in cammino per portare una luce nel cuore della nostra città e simbolicamente in ogni città”, ha evidenziato.

Da parte di sindaci e assessori di Bollate, Cernusco sul Naviglio, Vanzago, Cornaredo, Baranzate, Arluno, Pregnana Milanese, Pogliano Milanese, Lainate, Settimo Milanese, Arese, Solaro e Pero, frasi e messaggi sulla convivenza pacifica tra persone e popoli.

“Ci vuole davvero forza per guardarsi in faccia e cercare di dialogare, ci vuole davvero forza per essere capaci di perdono reciproco. Questa sera siamo qui per testimoniare il coraggio della pace”
, ha rilanciato monsignor Norberto Donghi.

Durante la fiaccolata, prima della quale le candele sono state distribuite da operatori del MAST e da Avis Rho, sono state proposte letture a cura di Leggi che ti passa di #Oltreiperimetri.

Tornati in piazza San Vittore, Paolo Bianchi ha introdotto l'ascolto del suono di una sirena abbinato all'appello dell’attore e scrittore bolognese Alessandro Bergonzoni a immedesimarsi in chi sotto le bombe si trova sulla soglia tra la vita e la morte e chiede “uno stop alla impassibilità”. Un audio proposto il 15 gennaio al termine del suo spettacolo al Teatro Civico di Rho e concesso per “un utile choc”, che permette di cogliere come ci si possa sentire in quei tragici momenti. Per noi solo un attimo, per tanti attimi decisivi.

L'assessore alla Pace Paolo Bianchi ha chiesto di portare nella quotidianità “questo stile di non impassibilità” e il Sindaco Andrea Orlandi ha esortato a diventare "artigiani di pace": “L’investimento per gli armamenti è salito del 37 per cento negli ultimi anni, del 9 per cento solo nel 2025. Nel mondo si contato 59 conflitti e siamo 163 Paesi riconosciuti. Il che significa che più della metà del mondo è in guerra, in 97 Paesi è peggiorato l’indice di pace – ha detto il Sindaco – La pace è una responsabilità di ciascuno, a ogni età. Siamo chiamati a essere artigiani della pace in tutto ciò che facciamo, tutti i giorni. Come dice il presidente Mattarella, la pace non è un obiettivo da raggiungere ma la modalità con cui raggiungerlo. Chi dice che con la guerra si ottiene la pace dice una idiozia. Vogliamo vivere in una società il cui il tema della pace non sia mai messo in discussione e vogliamo farlo nei nostri Comuni promuovendo occasioni di dialogo, ascolto, riflessione su quanto accade nel mondo. Costruiamo pace se abbiamo spirito critico, sapendo dove ci portano gli avvenimenti. Vi invito a cercare sui social i giornalisti che realizzano seri reportage dai luoghi di guerra. La sirena che abbiamo ascoltato divide dalla vita alla morte e il confine è labilissimo. La pace non è scontata, soprattutto oggi. Ogni persona vale quanto noi stessi, ciascuno sa che il bene più grande è la propria vita e quella degli affetti più cari. Usiamo la testa e ritroviamo questa dimensione del cuore, per leggere quanto accade. Bergonzoni ci richiama a essere umani, senza questa chiave di lettura non avremo futuro come società”.

Al termine un grido si è levato prima dai bimbi e poi da tutti: “Pace, pace, pace!”. Subito dopo, in Auditorium il tradizionale aperitivo multietnico seguito da un ricco concerto nella sala rossa, con contribuiti di diversi Paesi. Un grazie particolare alle forze dell’ordine, alla protezione civile e a Rho Soccorso che hanno garantito sicurezza e ordine alla fiaccolata. Il Sindaco ha concluso dicendo: "Siamo tutti fratelli e sorelle in questo mondo, è il principio alla base dell'umanità intera. Questo messaggio semplice e disarmante dovrebbe guidare chi poi prende decisioni per tutti noi. Oggi i dati sono preoccupanti, così come le sensazioni che proviamo, ma noi siamo qui a seminare semi di pace, perché solo così possiamo dare il nostro contributo. Arte, musica e ballo sono linguaggi universali: un bel modo per chiudere questa giornata".


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Ultimo aggiornamento pagina: 27.01.2026 08:15:44

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